martedì 19 ottobre 2010

I CARABINIERI DEL MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE SEQUESTRANO QUINTALI DI PASSATA DI POMODORO A SALERNO

“Mi congratulo con i Carabinieri del Ministero delle politiche agricole del Nucleo Antifrodi di Salerno, che hanno sequestrato migliaia di quintali di passata di pomodoro etichettati illegalmente come prodotto italiano e che in realtà era cinese. Quella dei controlli è una sfida che non intendiamo perdere, e anzi continueremo a tenere alta l’attenzione, senza nessuno sconto per coloro che attentano alla trasparenza e alla legalità, uniche garanzie necessarie per la valorizzazione e la tutela della qualità dei prodotti Made in Italy”.
Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan, ha commentato così l’operazione condotta dai militari del Nac di Salerno che ha permesso di sequestrare 4.607 quintali di doppio concentrato di pomodoro cinese etichettato come italiano, pari a 931.978 barattoli per un valore complessivo di circa 400 mila euro.
L’operazione portata a termine oggi rientra in una complessa attività di controllo dell’intera filiera del settore conserviero. Alla fine dell’estate, il Ministero delle politiche agricole aveva costituito una task force finalizzata proprio a verificare l’aumento dell’importazione di concentrato di pomodoro cinese.

Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali

martedì 12 ottobre 2010

CONDIZIONALITÀ DELLE AZIENDE AGRICOLE

CONDIZIONALITÀ, UNA DELLE REGOLE PRINCIPALI PER IL FUTURO
DELLA POLITICA AGRICOLA COMUNE PER UN’AGRICOLTURA
PROTAGONISTA DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE,
DALLA BIODIVERSITA’ ALLA TUTELA DELL’AMBIENTE



Riduzione dell’erosione del suolo, mantenimento della fertilità dei terreni, salvaguardia della biodiversità. Questi i primi risultati positivi ottenuti dall’agricoltura italiana nella nuova sfida ambientale tracciata dalla Politica agricola comunitaria - che a questi obiettivi destina una fetta importante dei finanziamenti Pac – attraverso la cosiddetta “condizionalità”. Ovvero attraverso l’insieme di regole, stabilite dalla Comunità europea, che gli agricoltori devono rispettare per garantire standard elevati riguardo alla difesa dell’ambiente e del territorio, sicurezza alimentare, salute pubblica, nonché benessere degli animali.
È quanto emerge dal primo rapporto sull’applicazione di questo insieme di impegni ambientali, presentato questa mattina a Roma nel corso del Workshop Condizionalità 2010, organizzato dalla Rete Rurale Nazionale del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali in collaborazione con la Commissione europea e Agea.
Secondo i dati divulgati oggi, che dimostrano con evidenza come l’agricoltura rappresenti un elemento imprescindibile per garantire il rispetto dell’ambiente, rivelano che nel 2008 le verifiche in campo sul rispetto dei vincoli imposti dalla normativa europea hanno interessato oltre 22mila aziende, più che quadruplicate rispetto al 2005, anno in cui il sistema è stato introdotto. Le infrazioni contestate sono state 2.600, per la maggior parte legate alla complessità dei criteri di gestione obbligatori, in particolare all’applicazione delle prescrizioni agronomiche nelle zone vulnerabili ai nitrati. Queste complessità non hanno comunque impedito di raggiungere concreti risultati positivi in termini di impatto ambientale dell’attività agricola.
Per quanto riguarda l’erosione del suolo, il monitoraggio su alcune aree test ha evidenziato una sostanziale riduzione: pari a cinque volte nel caso dei terreni inerbiti, fino quasi ad azzerarsi nei casi un cui si fa ricorso ai solchi acquai temporanei nei campi coltivati a mais. Positivo anche l’impatto sulla salvaguardia della biodiversità, in particolare per le specie di uccelli, il cui habitat è strettamente legato all’attività agricola, che dal 2005 al 2009 ha presentato un trend crescente delle specie censite.
Come tutte le clausole, anche la condizionalità prevede una penale in caso di inadempienza che, in funzione del livello di infrazione, può comportare una riduzione dei contributi comunitari fino al 20 per cento; nei casi più gravi e reiterati si può arrivare all’esclusione del pagamento annuale.
Attualmente, il totale degli aiuti diretti erogati alle aziende agricole italiane sotto forma di “titoli Pac” (1° pilastro) ammonta a circa 3,8 miliardi di euro, frazionati in 9,5 milioni di titoli abbinati a 8,48 milioni di ettari. La media degli aiuti diretti per azienda è pari a 2.500 euro, che comprende una forbice molto ampia a livello regionale: in testa la Lombardia, con una media di oltre 10.000 euro per azienda, seguita dei 6.500 euro del Piemonte; in coda la Liguria, con meno di 600 euro.
Quanto al 2° Pilastro (sviluppo rurale) la condizionalità si applica a diverse misure ambientali dell’Asse 2 dei Programmi di sviluppo rurale per un ammontare di quasi un miliardo di euro l’anno.
I requisiti di condizionalità interessano attualmente 1,3 milioni di aziende agricole, quasi il doppio rispetto al 2005, per il progressivo aumento dei vincoli, ma anche per le successive riforme Pac che hanno fatto confluire diversi regimi di aiuti comunitari all’interno del Pagamento unico aziendale.
Un giro di vite voluto dall’Unione Europea proprio per rafforzare i comportamenti virtuosi degli agricoltori, in coerenza con il nuovo modello europeo che vede l’agricoltura non più come semplice serbatoio di materie prime agricole, ma anche come produttrice di “beni pubblici” a vantaggio dell’intera collettività. Un obiettivo destinato a rafforzarsi con il prossimo negoziato sulla Pac e sulle prospettive finanziarie post 2013.

”Nell’ambito della condizionalità esistono – ha affermato, durante il convegno, il Direttore generale della competitività per lo sviluppo rurale del Ministero delle politiche agricole Giuseppe Blasi – dei punti chiave come controllabilità dei risultati in campo, nessuna discriminazione tra agricoltori, semplificazione e possibilità di comunicare all’opinione pubblica i risultati raggiunti. Elementi che possono contribuire ognuno con la propria parte alla costituzione di un pacchetto di impegni fondamentali per il concetto di agricoltura come produttrice di beni pubblici, anche in vista della prossima riforma comunitaria post-2013. Su questa linea, oggi abbiamo presentato una serie di buone pratiche a livello europeo e abbiamo cercato di mostrare la loro applicabilità nel contesto attuale”

Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali

SCELTA STORICA: LA NUOVA PROSECCO DOC ADOTTA IL CONTRASSEGNO DI STATO

Brunetta: “Non obbligatoria per una Doc, scelta matura e volontaria”

SCELTA STORICA: LA NUOVA PROSECCO DOC ADOTTA IL CONTRASSEGNO DI STATO

Entrerà in vigore il prossimo 1 agosto 2011

Subito una scelta importante e decisiva per la difesa del Prosecco Doc nei mercati nazionali e stranieri! Il Consorzio Prosecco Doc, infatti, ha deciso di utilizzare l’applicazione del contrassegno di Stato. Vale a dire che le bottiglie in commercio di Prosecco Doc avranno questa fascetta ufficiale anti sofisticazione che garantirà l’origine del prodotto e non solo. L’importanza della notizia è data anche dal fatto che il contrassegno di stato è obbligatorio solo per le Docg (denominazione di origine controllata e garantita), mentre per le Doc è una scelta volontaria: “Il Pçrosecco Doc ha fatto questa scelta che vuole comunicare con precisione le sue intenzioni ai consumatori ed ai produttori – spiega il Presidente del Consorzio Prosecco Doc, Fulvio Brunetta - E’ evidente che il contrassegno di Stato ha il chiaro vantaggio di garantire, con maggiore sicurezza, il rispetto dei quantitativi immessi sul mercato rispetto agli ettari in produzione. Inoltre, il contrassegno è per il consumatore sinonimo di maggior valore. Non dimentichiamo che fino a poco tempo fa il contrassegno era utilizzato esclusivamente per le Docg e come tale è stato sempre associato ai vini di elevata qualità. Per tutti noi la qualità è un prerequisito per raggiungere il consumatore. Il prosecco Doc è uno di quei prodotti che appartengono alle eccellenze delle produzioni del made in Italy”. La fascetta entrerà in vigore dal 1 agosto 2011. Il sigillo o contrassegno in questione, fornito direttamente dall'Istituto Poligrafico Zecca dello Stato,verrà apposto sul collo della bottiglia e riporterà un'univoca sigla identificativa alfanumerica, il nome del vino, il volume nominale della bottiglia ed il marchio dello Stato. “Punto di forza da comunicare è il tema della tracciabilità e della garanzia per il consumatore di essere certo di acquistare un prodotto che risponde lungo tutta la filiera di produzione, dal vigneto alla bottiglia – conclude con soddisfazione il Presidente del Consorzio, Fulvio Brunetta - Il Prosecco Doc risponde a regole di certificazione e controllo stringenti che ne garantiscono la qualità, anzi come detto, l’eccellenza. Dopo aver voluto la protezione del nome Prosecco ora è necessario mettere in atto tutte quelle iniziative per difendersi dal falso made in Italy e quindi dalle brutte copie del nostro Prosecco Doc e contrassegnato dallo Stato. Voglio, infine, sottolineare che questa scelta del Consorzio Prosecco Doc dimostra la maturità di un territorio capace di scegliere con lungimiranza le proprie azioni dirette al mercato”.

Treviso, lì 8 ottobre 2010.

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lunedì 11 ottobre 2010

Ortofrutta: al Macfrut il primo forum delle Regioni europee promosso dalla Regione Emilia-Romagna




Rabboni:"Chiediamo nuove regole e nuove politiche per il rilancio del settore"

Cesena, 6 ottobre 2010 - Più reciprocità nei rapporti commerciali tra produttori europei ed extraeuropei per eliminare lo svantaggio competitivo che attualmente penalizza i primi; una politica agricola comune europea che riconosca il ruolo e l’importanza del settore ortofrutticolo, garantendogli risorse adeguate innanzi tutto per promuovere l’innovazione; interventi per contrastare l’estrema volatilità dei prezzi e tutelare il reddito dei produttori, a partire da un diverso rapporto con la grande distribuzione organizzata. Alla vigilia delle importanti decisioni che dovranno essere assunte in sede europea (il prossimo 17 novembre la Commissione agricoltura presenterà la prima indicazione di riforma della Pac), le Regioni ortofrutticole europee si sono riunite per presentare le loro proposte per il rilancio del settore.
L’occasione è stata data dal primo Forum delle Regioni ortofrutticole europee che si è svolto oggi a Cesena, nell’ambito del Macfrut, per iniziativa della Regione Emilia-Romagna. “Abbiamo bisogno di nuove regole e nuove politiche per l’ortofrutta europea – ha sottolineato l’assessore all’agricoltura della Regione Emilia-Romagna Tiberio Rabboni - oggi alle prese con un peggioramento della bilancia commerciale e con un diffuso calo dei consumi, che in Italia è stato nel 2009 pari a 10 chilogrammi a testa. Abbiamo bisogno di fare più forza a un settore di grande importanza per l’economia europea, ma oggi troppo fragile, nell’interesse dei produttori troppo spesso costretti a produrre sottocosto e nell’interesse dei consumatori, che non devono rinunciare alle importanti proprietà salutistiche di frutta e verdura”.
Al Forum hanno partecipato diverse Regioni europee, tra cui Linguadoca, Aquitania, Catalonia, Andalusia, Murcia, Ungheria, che hanno sottoscritto un documento comune che verrà posto all’attenzione dei singoli Governi nazionali e della stessa Unione europea. “Lo scorso anno lanciai proprio qui dal Macfrut l’idea di questo Forum”, ha aggiunto Rabboni. “Sono molto soddisfatto per le adesioni ottenute e per la partecipazione. Nell’economia globale non è più possibile andare in ordine sparso. Oggi qui a Cesena le Regioni ortofrutticole europee si sono riunite per far sentire una voce sola”. 
Cosa chiedono le Regioni Europee 
Attualmente i produttori di frutta e verdura europei sono sottoposti a rigorosi standard di qualità e sanitari che hanno un costo e che li rende meno competitivi. Per questo il documento approvato a Cesena chiede alla Commissione europea di impegnarsi per una maggiore reciprocità commerciale, ma chiede anche che la nuova PAC abbia un posto per l’ortofrutta e garantisca al settore risorse almeno uguali a quella dell’attuale programmazione. Potrà così essere finanziata quell’innovazione che oggi appare più che mai necessaria: per contrastare i cambiamenti climatici, per sviluppare tecniche colturali a basso impatto ambientale, per garantire più qualità ai prodotti e in linea con i mutati stili di vita e di consumo.

Nel documento firmato oggi le Regioni ortofrutticole europee chiedono anche interventi per stabilizzare i prezzi all’origine. Questo significa da un lato favorire le aggregazioni dei produttori e la loro capacità di governare l’offerta sui mercati interni ed esterni, ma significa anche porre su nuove basi il rapporto con la grande distribuzione organizzata. In particolare i produttori chiedono trasparenza dei prezzi, rispetto dei termini di pagamento e stop alle vendite sottocosto. E sempre per sostenere il reddito degli agricoltori il documento prevede strumenti assicurativi non solo sul valore delle produzioni danneggiate dal maltempo, ma anche a garanzia di un reddito minimo dei produttori.

I 10 Punti del Forum:

Sostenere l’importanza di una politica specifica per il settore e della PAC
Elaborare una politica centrata sull’aggregazione e organizzazione della produzione rilanciando il ruolo delle OP ed AOP
1) Porre l’innovazione al centro delle azioni
2) Sostenere e migliorare la progettualità del settore attraverso i programmi operativi
3) Rendere trasparenti i rapporti commerciali con GDO e trasformazione industriale
4) Coordinare gli sforzi per promuovere i consumi e l’immagine del settore attraverso un network condiviso
5) Prevenire le crisi e contrastare la volatilità dei prezzi: un osservatorio di mercato europeo
Costruire elementi di difesa per le produzioni ortofrutticole europee  più sensibili
Favorire le esportazioni attraverso il riconoscimento di una maggiore reciprocità
Stimolare il ricambio generazionale e la formazione, indispensabili per il rilancio del settore


Fruitecom - Ufficio Stampa Forum delle Regioni Ortofrutticole